lunedì 2 aprile 2007
Guccio
Credo che tutti, abbiano un cantante, o una canzone, con un significato speciale.
Beh, per me è lui. Il sommo, il vate. Era suo il primo cd che ho comprato, era suo il primo concerto a cui ho assistito, è sua la colonna sonora che ha accompagnato gli anni del liceo.
Forse è proprio per questo che, ogni volta che lo ascolto, mi assale un senso di malessere che non riesco ad allontanare. Ascoltandolo sono costretto a ripensare quello che ero, così diverso da quello che sono: due poli opposti dello stesso pianeta.
Ma forse è meglio lasciare che sia lui a spiegare quello che intendo, di certo lo saprà fare meglio di me :
"...E un giorno cammini per strada
e ad un tratto comprendi
che non sei la stessa che andava al mattino alla scuola,
che il mondo là fuori t'aspetta
e tu quasi ti arrendi capendo
che a battito a battito è l'età che s'invola ..."
martedì 13 febbraio 2007
Bambinate
Come un bambino a cui è stato rubato il giocattolo di mano, mi cresce dentro, lenta ma inesorabile, una rabbia irrazionale, che, non trovando una scappatoia dall'animo attraverso le lacrime, si accumula nella mia testa e mi porta a riflessioni che fino a ieri non credevo che avrei fatto.
Si tratta di un atteggiamento egoistico, di "bambinate", ma non sopporto il peso dei rimpianti, il non aver goduto fino in fondo di ciò che poteva esser mio per aver commesso l'errore fatale di averlo dato per scontato,di aver giocato al gatto col topo fintanto che il topo non è sparito per sempre.
Un piccolo monito che viene dal passato:
Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati,
seu plures hiemes, seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: CARPE DIEM, quam minimum credula postero.
Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te
quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,
o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:
se molti inverni Giove ancor ti conceda
o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde
del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino
– breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo
e il tempo geloso vola: carpe diem, non pensare a domani.
sabato 10 febbraio 2007
Eccomi qui a postare, dopo giorni che fermenta nelle bozze, un'altra di quelle poesie che amo rileggere di tanto in tanto. Questa volta non si tratta di Neruda, bensì di Charles Baudelaire.
Ho sempre amato l'acqua, e nella fattispecie il mare, quindi direi che questa poesia non solo mi appartiene, ma mi rappresenta.
Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir, tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame
Et ton esprit n'est pas un gouffre moins amer.
Tu te plais a plonger au sein de ton image;
Tu l'embrasses des yeux et des bras, et ton coeur
Se distrait quelquefois de sa propre rumeur
Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.
Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets;
Homme, nul n'a sondé le fond de tes abîmes;
O mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets!
Et cependant voilà des siècles innombrables
Que vous vous combattez sans pitié ni remords,
Tellement vous aimez le carnage et la mort,
O lutteurs éternels, O frères implacables!
Per i non francofoni:
Uomo libero, amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima
nel volgersi infinito dell'onda
e il tuo spirito è un abisso altrettanto amaro.
Ti compiaci tuffandoti nella tua stessa immagine;
l'abbracci con gli occhi e con le braccia, e il tuo cuore
si distrae alle volte dal suo battito al rumore
di questo lamento indomabile e selvaggio.
Siete entrambi a tenebrosi e discreti;
uomo, nessuno ha mai sondato i fondali dei tuoi abissi;
mare, nessuno conosce le tue ricchezze più intime,
tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
vi combattete senza pietà né rimorsi,
talmente amate la carneficina e la morte,
oh eterni lottatori, oh fratelli implacabili!
Fight Club
L'intera trama ruota attorno ad un punto fondamentale: chi sei, e chi vorresti essere.
Ogni bambino, alla domanda "Cosa vorresti fare da grande?", ha la risposta pronta. Poi il tempo passa, le cose cambiano, si acquisisce una maggiore razionalità, ed ecco che all'improvviso, senza quasi rendersene conto, un'intera popolazione di astronauti, pompieri, eroi, e principi si trova a lavorare come impiegato, operaio, segretario.
Siamo realmente sicuri che sia questo ciò che vogliamo? Sbarcare il lunario è davvero l'attività più importante della nostra vita? Mio Dio, si vive una volta sola, come può soddisfarci spendere buona parte del tempo che ci è concesso agendo da insetti sociali? Tutti che si muovono, agiscono, pensano come una moltitudine di piccole formiche robot, facenti capo ad un unico, grande, cervello comune, che fornisce a prezzi scontati le risposte alle grandi domande sull'esistenza.
Davvero non vogliamo essere qualcosa di più? Credo che mirare a diventare Tyler Durden debba essere lo scopo di ciascuno di noi., prima ancora di pretendere di diventare qualcuno, di avere successo, di diventare fottutamente ricco.
Certo, forse Tyler ci spaventa. E' il nostro personalissimo Mr. Hide, è quel lato più irrazionale, istintivo ed oscuro della nostra personalità: bisogna però ricordarsi che esternarlo non significa snaturarci, esso è già parte di noi, ma anni di vita sociale ci ha insegnato a tenerlo ben nascosto nel nostro animo.
E allora perché temere di rispondere alla domanda "E tu chi sei?", Tyler Durden?
venerdì 26 gennaio 2007
Save vs Neruda, 1 - 0
Si trattava della storia di un tale "Patch Adams" ( spero si scriva così, la mia memoria ogni tanto fa strani scherzi), un uomo che decise di praticare la medicina in un modo non consueto: portando il sorriso negli ospedali. Ma non è qui che voglio arrivare... Nel corso del film, come in ogni trama Hollywoodiana che si rispetti, è presente, tra le tante tematiche, la storia d'amore tra il protagonista e una ragazza del suo stesso College. E ora siamo finalmente arrivati al dunque: lui, per dichiararsi, durante il compleanno della ragazza, le legge parte di una poesia che da li in poi sarebbe diventata una mia ossessione. Ci ho messo anni prima di trovarla in versione integrale, e quindi di scoprirne l'autore... ma ne è valsa assolutamente la pena, visto il capolavoro di cui si tratta.
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
giovedì 25 gennaio 2007
To live is the rarest thing in the world. Most people exist, that is all.
Ecco il primo post... non ho mai ben capito cosa in realtà uno dovrebbe scrivere in un blog, quindi ho deciso che, di quando in quando, metterò qualche piccolo pezzo del puzzle save: sta a voi incastrarli nel modo corretto!
Amo osservare la gente. Fermarmi per qualche istante, guardare chi mi sta attorno e provare ad indovinare cosa stia loro passando per la testa, perché stiano varcando l'uscio di quella porta, perché si fermino a parlare con uno che pare poco più che uno sconosciuto, recitino le tre o quattro parole di rito e poi se ne vadano, come se nulla fosse successo. Come se l'altra persona non conti poi molto nella routine giornaliera, e il proprio mondo non sia stata minimamente scalfito dall'incontro con una realtà esterna, inattesa, che ci accarezza come una brezza leggera prima di sparire e andare a soffiare da qualche altra parte, sulla monotonia di qualcun altro.
La maggior parte delle volte non vedo che questo: monotonia. L'infinita ripetizione, giorno dopo giorno, di gesti, parole, balletti sociali che sono stati impiantati in ognuno di noi da qualche cupa entità sovrannaturale, o, per chi non crede, dalla dura e spietata società.
E' a questo che voglio ribellarmi con tutte le mie forze. Farsi trascinare dalla corrente degli eventi per troppo tempo ci porta a vedere lo squallore delle esistenze che ci attorniano come la norma, ed esiste una sola soluzione a ciò: tentare di essere il pesce che cerca anche solo di increspare la superficie del fiume, piuttosto che farsi cullare passivamente dalle sue acque.
Voglio conoscere persone, farle diventare parte di me, e poi lasciarle andare con un sorriso, custodendo gelosamente i ricordi dei momenti passati assieme. Voglio amare ed odiare, ridere e piangere, gridare e sussurrare, raccontare ed ascoltare. Lascio che gli altri vivano una vita priva di rischi,basata sulle certezze e sulle assicurazioni.