martedì 13 febbraio 2007

Bambinate

E' strano. Ogni volta che vengo privato di qualcosa che ritenevo mio, seppure privo di importanza, o sebbene gli avessi dato poco peso in precedenza, nella mia testa quel qualcosa viene sostituito da un forte senso di malessere, dieci, mille volte maggiore rispetto a quello che credevo essere il suo valore.
Come un bambino a cui è stato rubato il giocattolo di mano, mi cresce dentro, lenta ma inesorabile, una rabbia irrazionale, che, non trovando una scappatoia dall'animo attraverso le lacrime, si accumula nella mia testa e mi porta a riflessioni che fino a ieri non credevo che avrei fatto.
Si tratta di un atteggiamento egoistico, di "bambinate", ma non sopporto il peso dei rimpianti, il non aver goduto fino in fondo di ciò che poteva esser mio per aver commesso l'errore fatale di averlo dato per scontato,di aver giocato al gatto col topo fintanto che il topo non è sparito per sempre.
Un piccolo monito che viene dal passato:

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati,
seu plures hiemes, seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: CARPE DIEM, quam minimum credula postero.


Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te
quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,
o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:
se molti inverni Giove ancor ti conceda
o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde
del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino
– breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo
e il tempo geloso vola: carpe diem, non pensare a domani.

sabato 10 febbraio 2007

Eccomi qui a postare, dopo giorni che fermenta nelle bozze, un'altra di quelle poesie che amo rileggere di tanto in tanto. Questa volta non si tratta di Neruda, bensì di Charles Baudelaire.

Ho sempre amato l'acqua, e nella fattispecie il mare, quindi direi che questa poesia non solo mi appartiene, ma mi rappresenta.


Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir, tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame
Et ton esprit n'est pas un gouffre moins amer.

Tu te plais a plonger au sein de ton image;
Tu l'embrasses des yeux et des bras, et ton coeur
Se distrait quelquefois de sa propre rumeur
Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.

Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets;
Homme, nul n'a sondé le fond de tes abîmes;
O mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets!

Et cependant voilà des siècles innombrables
Que vous vous combattez sans pitié ni remords,
Tellement vous aimez le carnage et la mort,
O lutteurs éternels, O frères implacables!


Per i non francofoni:

Uomo libero, amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima
nel volgersi infinito dell'onda
e il tuo spirito è un abisso altrettanto amaro.

Ti compiaci tuffandoti nella tua stessa immagine;
l'abbracci con gli occhi e con le braccia, e il tuo cuore
si distrae alle volte dal suo battito al rumore
di questo lamento indomabile e selvaggio.

Siete entrambi a tenebrosi e discreti;
uomo, nessuno ha mai sondato i fondali dei tuoi abissi;
mare, nessuno conosce le tue ricchezze più intime,
tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!

E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
vi combattete senza pietà né rimorsi,
talmente amate la carneficina e la morte,
oh eterni lottatori, oh fratelli implacabili!

Fight Club

Chi di voi non dovesse aver mai visto il film "Fight Club", o letto l'omonimo libro di Chuck Palahniuk, veda di rimediare al più presto, possibilmente prima di leggere questo post, che potrebbe contenere materiale spoiler... uomo avvisato...
L'intera trama ruota attorno ad un punto fondamentale: chi sei, e chi vorresti essere.
Ogni bambino, alla domanda "Cosa vorresti fare da grande?", ha la risposta pronta. Poi il tempo passa, le cose cambiano, si acquisisce una maggiore razionalità, ed ecco che all'improvviso, senza quasi rendersene conto, un'intera popolazione di astronauti, pompieri, eroi, e principi si trova a lavorare come impiegato, operaio, segretario.
Siamo realmente sicuri che sia questo ciò che vogliamo? Sbarcare il lunario è davvero l'attività più importante della nostra vita? Mio Dio, si vive una volta sola, come può soddisfarci spendere buona parte del tempo che ci è concesso agendo da insetti sociali? Tutti che si muovono, agiscono, pensano come una moltitudine di piccole formiche robot, facenti capo ad un unico, grande, cervello comune, che fornisce a prezzi scontati le risposte alle grandi domande sull'esistenza.
Davvero non vogliamo essere qualcosa di più? Credo che mirare a diventare Tyler Durden debba essere lo scopo di ciascuno di noi., prima ancora di pretendere di diventare qualcuno, di avere successo, di diventare fottutamente ricco.
Certo, forse Tyler ci spaventa. E' il nostro personalissimo Mr. Hide, è quel lato più irrazionale, istintivo ed oscuro della nostra personalità: bisogna però ricordarsi che esternarlo non significa snaturarci, esso è già parte di noi, ma anni di vita sociale ci ha insegnato a tenerlo ben nascosto nel nostro animo.
E allora perché temere di rispondere alla domanda "E tu chi sei?", Tyler Durden?