venerdì 26 gennaio 2007

Save vs Neruda, 1 - 0

Era una serata come tante, nel lontano 1996 ( sono passati più di dieci anni... miiii ... ma non voglio soffermarmi ora su discorsi malinconici). Facendo un po' di zapping mi ritrovai tra le mani, o meglio, davanti agli occhi, un film di Robin Williams che mai avevo visto prima, e, non avendo niente di meglio da fare, decisi di guardarlo.
Si trattava della storia di un tale "Patch Adams" ( spero si scriva così, la mia memoria ogni tanto fa strani scherzi), un uomo che decise di praticare la medicina in un modo non consueto: portando il sorriso negli ospedali. Ma non è qui che voglio arrivare... Nel corso del film, come in ogni trama Hollywoodiana che si rispetti, è presente, tra le tante tematiche, la storia d'amore tra il protagonista e una ragazza del suo stesso College. E ora siamo finalmente arrivati al dunque: lui, per dichiararsi, durante il compleanno della ragazza, le legge parte di una poesia che da li in poi sarebbe diventata una mia ossessione. Ci ho messo anni prima di trovarla in versione integrale, e quindi di scoprirne l'autore... ma ne è valsa assolutamente la pena, visto il capolavoro di cui si tratta.


Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, né quando né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

giovedì 25 gennaio 2007

To live is the rarest thing in the world. Most people exist, that is all.

Ecco il primo post... non ho mai ben capito cosa in realtà uno dovrebbe scrivere in un blog, quindi ho deciso che, di quando in quando, metterò qualche piccolo pezzo del puzzle save: sta a voi incastrarli nel modo corretto!


Amo osservare la gente. Fermarmi per qualche istante, guardare chi mi sta attorno e provare ad indovinare cosa stia loro passando per la testa, perché stiano varcando l'uscio di quella porta, perché si fermino a parlare con uno che pare poco più che uno sconosciuto, recitino le tre o quattro parole di rito e poi se ne vadano, come se nulla fosse successo. Come se l'altra persona non conti poi molto nella routine giornaliera, e il proprio mondo non sia stata minimamente scalfito dall'incontro con una realtà esterna, inattesa, che ci accarezza come una brezza leggera prima di sparire e andare a soffiare da qualche altra parte, sulla monotonia di qualcun altro.

La maggior parte delle volte non vedo che questo: monotonia. L'infinita ripetizione, giorno dopo giorno, di gesti, parole, balletti sociali che sono stati impiantati in ognuno di noi da qualche cupa entità sovrannaturale, o, per chi non crede, dalla dura e spietata società.

E' a questo che voglio ribellarmi con tutte le mie forze. Farsi trascinare dalla corrente degli eventi per troppo tempo ci porta a vedere lo squallore delle esistenze che ci attorniano come la norma, ed esiste una sola soluzione a ciò: tentare di essere il pesce che cerca anche solo di increspare la superficie del fiume, piuttosto che farsi cullare passivamente dalle sue acque.

Voglio conoscere persone, farle diventare parte di me, e poi lasciarle andare con un sorriso, custodendo gelosamente i ricordi dei momenti passati assieme. Voglio amare ed odiare, ridere e piangere, gridare e sussurrare, raccontare ed ascoltare. Lascio che gli altri vivano una vita priva di rischi,basata sulle certezze e sulle assicurazioni.